Storia della Calce (parte seconda)

Calce: dai forni romani ai tempi nostri

Seconda parte della prima lezione


Commenti
  • Neples, 09/06/2017 18:59

    Si pensa que grassello di calce de tre anti non e meglio que calce appena spenta ? Que pensez vous du livre de Andréa Rattazzi ? Merci

  • Gianni Nerobutto, 16/06/2017 16:09

    Stimato Neples, ti ringrazio per la domanda, che merita però di un doveroso chiarimento. Premetto che non conosco questo Andréa; ma poco importa! La calce cotta in forni tradizionali, esce in tre livelli di cottura (1 - stracotta a contatto con la fiamma (sinterizzata); 2 – ben cotta nel “cuore”, alla giusta temperatura; 3 - ... è la “non cotta” in cima alla fornace dove la temperatura di cottura è insufficiente a calcinare i carbonati e ridurli in calce viva (CaO)). Come ci si vuol liberare del carbonato crudo CaCO3 (3), è pratica manuale che ognuno conosce e che non ha nulla di scientifico; la calce ben cotta (2) ha una resa dipendente dal titolo di CaCO3 ed il suo livello di temperatura di cottura: più alta la temperatura e più bassa la resa della calce. Per quanto attiene al caso (1), la calce viva sinterizzata deve essere lasciata a macerare (stagionare) onde evitare che nel “grassello” consegnato non si nascondano dei “bottaccioli” di calce viva, i quali potrebbero costituire un’insidia, che condurrebbe ad esiti perniciosi i manufatti formati da un legante “imperfetto”. Nelle varie trattazioni in letteratura classica, si trova menzione della calce aerea, che richiede, prima dell’uso, l’operazione di spegnimento in acqua ed una prolungata stagionatura nelle fosse; secondo quanto ci tramanda Plinio, vi era l’obbligo di usare soltanto la calce che avesse avuto una permanenza nelle fosse di almeno tre anni: “Intrita quoque ea quo vetustior, eo melior. In antiquorum aedium legibus invenitur, ne recentiore trima uteretur redemptor; ideo nullae tectoria eorum rimae foedavere”. (Plinio, XXXVI, LV, 176) La moderna tecnologia si avvale oggi di forni rigenerativi in equicorrente, conosciuti in tutta Europa come forni März. Essi, di fatto, sono forni verticali espressamente progettati per la cottura dolce della calce. L’impianto di cottura è fabbricato come fossero due forni verticali (o anche tre) messi assieme. La calce viene calcinata contemporaneamente nei due tini accostati e collegati assieme, ma la cottura avviene in uno alla volta. All’uscita del tino in cui avviene la cotta, i fumi caldi di sfiato passano all’interno del tino ad esso collegato. La calce ottenuta dai forni rigenerativi in equicorrente è di altissima qualità in quanto è ottenuta a basse temperature (non supera mai i 900°C) e non contiene, pertanto, né parti sinterizzate sovraccotte, né parti poco cotte o "crude". Pertanto la calce prodotta in forni contemporanei mediante l'utilizzo di tecnologie odierne non richiede alcun periodo di macerazione. Per “qualità” della calce si devono intendere quegli elementi che si riscontrano nella composizione chimica, la composizione granulometrica e la reattività. Null’altro. Spero di essere stato chiaro ed esaustivo. Ti auguro buon lavoro. GQ Ps: ulteriori informazioni in merito le puoi trovare nel nostro libro RESTAURO & COLORE scaricabile in formato pdf in questo sito (nel menu: didattica restauro e bioedilizia - libri pdf).


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Arte e Storia
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